Caffè Illy: un’agricoltura rigenerativa e sostenibile

Passare da un modello estrattivo di sviluppo parassitario che sfrutta risorse producendo inquinamento nell’atmosfera e rifiuti da smaltire sulla terra a uno rigenerativo basato sulle energie rinnovabili, che produce benessere per le persone. Questo è l’obiettivo di Andrea Illy, presidente di Illycaffè e co-presidente della Rgenerative Society Foundation, un gruppo di imprenditori italiani e organizzazioni internazionali come UN SDSN.

Come tutto è iniziato

“L’anno di svolta è stato il 2015, quando eravamo partner ufficiale di Expo Milano per le attività relative al caffè. A quei tempi fu presentato uno studio dal quale emergeva che entro il 2050 il 50% dei terreni coltivati a caffè non saranno più disponibili a causa del cambiamento climatico. E così abbiamo avviato delle strategie per il miglioramento delle pratiche agronomiche:

“Abbiamo definito una mappatura del genoma della varietà di caffè arabica – risorsa poi messa a disposizione della ricerca “World coffee research” che ha individuato soluzioni confortanti rispetto alla potenzialità di adattamento del caffè ai cambiamenti climatici – e abbiamo poi creato l’Università del caffè per diffondere tra i nostri produttori agricoli le conoscenze e le conclusioni scientifiche ottenute durante il nostro percorso.

Ma al di là delle tematiche legate al caffè, l’approccio alla sostenibilità si fonda sulla circolarità. Andrea Illy aggiunge:

La circolarità detossica la biosfera e mette in moto una rigenerazione spontanea e il ripristino del sequestro di carbonio nel suolo.

Illy e il modello di agricoltura rigenerativa

L’idea dell’azienda rimane quella di fissare il carbonio che non è possibile azzerare e arricchire il terreno con materie organiche. Per questo motivo è stato sviluppato un modello di agricoltura virtuosa e rigenerativa.

Gli effetti positivi di questa soluzione non dipendono soltanto dall’abbattimento del ricorso alla chimica. “Abbiamo avviato due piantagioni, una in Etiopia, una in Guatemala, dove sperimentiamo le pratiche rigenerative e man mano le promuoviamo tramite la nostra università. I produttori sono molto incoraggiati da questo nuovo modello sostenibile, anche perché sono in atto consistenti rincari nei prezzi mondiali dei fertilizzanti. L’operazione porta con sé altri benefici, tra cui l’aumento della fertilità, della biodiversità, la migliore conservazione dell’acqua e la minore dipendenza da prodotti difensivi e fertilizzanti.

Illy

Nella piantagione del Guatemala, situata nel dipartimento di Jalapa, in un’area di 140 ettari a circa 1600 metri d’altezza situata fra la pianura e le pendici del vulcano Jumai, illy produrrà nel 2023 il primo caffè idillyum carbon neutral.

Nella piantagione di Kokkere nella regione di Oromia, illycaffè e il produttore Ali Legesse hanno adibito finora circa 100 dei 360 ettari disponibili alla coltivazione di caffè. Le tecniche di agronomia rigenerativa praticate nella piantagione sono state trasferite anche alla popolazione locale. Contestualmente Legesse ha fornito 70mila piante di caffè a tre neonate associazioni di produttori che le coltiveranno applicando le migliori tecniche agronomiche per crescere un prodotto di qualità. Kokkere, zona rurale abitata da circa 2000 persone che vivono in condizioni di povertà, si sta già trasformando in una nuova area caffeicola in cui i piccoli coltivatori potranno vendere il loro caffè alla illy, entrando a fare parte della sua filiera sostenibile. Così facendo si creerà valore nel territorio, dando alle persone un lavoro e un reddito, evitando la migrazione alla ricerca di una vita migliore.

I benifici dell’agricoltura rigenerativa

Le prime sperimentazioni stanno evidenziando effetti positivi sulla salute. È il caso delle melanoidine presenti nella buccia del caffè che si formano in seguito alla tostatura e che sono potentissimi antiossidanti. Anche su questo filone, i primi risultati sono incoraggianti».
Di recente Bruxelles ha autorizzato il ritorno alla coltivazione di terreni in precedenza lasciati a riposo proprio a finalità ri-generative. Si tratta di 4 milioni di ettari in Europa, 2oomila in Italia.

“Non credo” – conclude Illy – “a un ritorno dell’agricoltura convenzionale per assicurare la food security. Ci siamo dati l’obiettivo di diventare un’azienda carbon free entro il 2033 e vogliamo farlo in modo circolare, ossia andando a ‘sequestrare’ carbonio all’interno della nostra stessa filiera.

 

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